lunedì 30 maggio 2011

L'Inter si prende la Coppa Italia


La Coppa Italia all'Inter, gli applausi al Palermo. I nerazzurri vincono per la settima volta il trofeo grazie a una doppietta di Eto'o, che segna un gol per tempo, e il solito Milito che mette il solio sigillo regalando l'ennesima notte da sogno ai tifosi interisti. I quarantamila palermitani, arrivati a Roma con ogni mezzo, andranno comunque orgogliosi della loro squadra. Questa Coppa Italia per loro sembra una maledizione: terza finale, terza sconfitta. La squadra di Delio Rossi avrebbe meritato qualcosa in più, almeno per quello che si è visto in campo durante i novanta minuti. L'Inter ha fatto valere la maggior esperienza, ha saputo attendere il momento giusto per colpire, e ha saputo resistere nel momento della massima pressione avversaria. Zanetti riceve dalla mani del presidente del Senato Schifani la Coppa Italia e il trofeo celebativo dei 150 anni dell'Unità d'Italia: coriandoli nerazzurri colorano la notte romana. E' stata una partita piacevole. In avvio il Palermo mostra maggior esuberanza: dopo appena sessanta secondi Hernandez si presenta davanti a Julio Cesar sfruttando una leggerezza di Lucio, ma il suo tiro termina sull'esterno della rete. Poi è la volta dell'argentino Pastore che - dopo un triangolo con Ilicic - sbaglia il controllo in corsa favorendo l'uscita del portiere. Il Palermo è concentrato sull'obiettivo, qualche nerazzurro gioca con colpevole superficialità. L'ennesimo errore di Thiago Motta favorisce la conclusione di Pastore che non trova il bersaglio. Gli Dei non sembrano essere propizi a Delio Rossi che - dopo appena 23 minuti - è costretto a sostituire Goian, rimpiazzato da Carrozzieri: la difesa, già incerottata per l'assenza di Bovo, perde ulteriore stabilità. E al primo scossone, cede. Thiago Motta serve Sneijder, l'olandese apre per Eto'o che trova davanti a sè un'autostrada, Cassani è in colpevole ritardo, il camerunense arriva fino in fondo e beffa Sirigu. E' il 25' del primo tempo. Il Palermo non ci sta, e riparte a testa bassa. Ilicic serve Balzaretti al centro dell'area, ma il colpo di testa è impreciso. Al 32' forcing siciliano nell'area avversaria: cross di Ilicic, Hernandez e Pastore non arrivano sulla palla, Balzaretti calcia a rete trovando la respinta di Chivu, poi Hernandez esalta le doti di Julio Cesar, infine Chivu - sulla linea di porta - allontana il pericolo. La difesa nerazzurra va in apnea, ma alla fine si salva. L'Inter si limita a controllare, il Palermo cerca di far gioco. Al 41' i siciliani reclamano per un intervento di Ranocchia su Ilicic: l'interista tocca il piede d'appoggio dell'avversario, l'arbitro Morganti lascia correre. In avvio di ripresa Balzaretti e Cassani battono a rete senza successo. Pastore dà un saggio delle sue qualità tecniche, Hernendez non sfrutta a dovere l'assist del compagno. Ancora Palermo, ancora Pastore: la conclusione non trova lo specchio della porta.
L'argentino sale in cattedra: l'azione del Palermo è tambureggiante, insistente, ripetuta. Al 15' Julio Cesar vola a deviare in angolo un colpo di testa di Miccoli dopo l'ennesima "pennellata di colore" di Pastore. Due minuti dopo, è provvidenziale la respinta di Stankovic sul tiro a colpo sicuro di Hernandez. Nell'area interista è assalto alla baionetta: Miccoli calcia trovando sulla sua strada Lucio. Nell'unica azione offensiva della ripresa, l'Inter archivia la pratica: Pandev vince un contrasto, Sneijder apre per Eto'o che segna in fotocopia: corsia preferenziale, diagonale di destro, rete. Questa volta è Balzaretti a mancare all'appello lasciando sguarnita la fascia. Poi Sirigu vola sul destro di Sneijder, dopo un'inarrestabile discesa sulla fascia di Zanetti. Entra anche Milito, il Palermo accorcia le distanze con Munoz, il cronometro segna l'ottantanovesimo. I siciliani tornano a sperare, ma Milito, su cross di Pandev, mette fine al sogno palermitano. Tre a uno, per l'Inter un altro "triplete". 

domenica 29 maggio 2011

Roland Garros - Impresa EPICA di Fabio Fognini

Dopo 4 ore e 22 minuti, dopo 5 set, dopo aver annullato innumerevoli palle break, Fabio Fognini riesce a sconfiggere Montanes e qualificarsi per i quarti di finale al Roland Garros. Già questo basterebbe a far saltare di gioia i tifosi italiani e non solo. Ma attenzione. Non è tutto! Fabio è riuscito a sconfiggere l'avversario praticamente da fermo, a causa di un infortunio ancora da definire che l'ha costretto a giocare il tutto per tutto ad ogni colpo per evitare la sconfitta. Ci sono stati momenti in cui sembrava prossimo al ritiro, momenti duri dove comunque ha sempre cercato di dare il massimo. Mentre il fisioterapista si accingeva a fargli una fasciatura approssimativa alla gamba lui gli ha detto "O la va o la spacca". Parole che, forse, gli hanno dato la forza di andare avanti fino alla fine. Fino al punteggio di 11 - 9 al 5 set. Il pubblico si è trovato spiazzato e diviso da questa partita a dir poco anomala e non ha saputo omaggiare come meritava il campione italiano. Ci sono stati fischi, purtroppo, ma anche molti applausi, cosa che sicuramente avrà reso felice Fognini. Anche l'avversario Montanes ha fatto fatica ad adattarsi al gioco completamente astratto del tennista in tricolore, che grazie a colpi precisi, frutto anche della libertà di braccio data dalla disperazione, è riuscito a far emergere in lui un atteggiamento mentale di confusione e paura, che gli hanno fatto concludere la partita con molto nervosismo. Insomma, adesso non ci resta che aspettare Fabio ai quarti, dove affronterà il vincente tra Gasquet e Djokovic che si affronteranno in giornata. Entrambi gli avversari sono superiori a lui in tecnica e classifica, ma la tenacia e la grinta che abbiamo visto oggi in Fognini è impareggiabile. D'altronde lui, il suo torneo, l'ha già vinto.


Giulio Crocco

Il Diacono – Andrea G. Colombo


Dati Tecnici:
Autore:Andrea G. Colombo
Genere: Horror
Editore: Gargoyle Books
Pagine: 488
Prezzo di copertina: 15,00€

Siamo porte. Ciascuno di noi, ovunque sul pianeta. Varchi spalancati attraverso cui il Male può irrompere e infettare la nostra realtà. Fino ad oggi, i varchi erano tenuti sotto controllo da una volontà più alta e da un delicato equilibrio di forze. Ma, come predetto dalle profezie, l’equilibrio è stato spezzato e qualcosa di estremamente pericoloso è riuscito a passare. Qualcosa di così antico da non aver lasciato negli uomini neppure il ricordo di sé. E’ in mezzo a noi, ora, e si trascina dietro tutto l’orrore che per millenni è stato faticosamente tenuto alla larga da questa realtà. Forse non c’è più alcuna via d’uscita. Forse non c’è abbastanza Bene sulla Terra per contrastare tutta la malvagità che sta per contaminare questo mondo. Forse la salvezza è nelle mani di un monaco senza memoria, senza nome, senza passato. Un uomo la cui vita e il cui potere sono un enigma che deve essere risolto in fretta, prima che sia troppo tardi. I suoi confratelli lo chiamano semplicemente Diacono ed è il più pericoloso e temuto esorcista che sia mai apparso sulla Terra dopo Gesù Cristo. Non resta più molto tempo ormai. Lo scontro finale è prossimo. Non ci sarà alcuna pietà. Per nessuno. Il tempo della mietitura è giunto.

La Trama:

Roma. Città del Vaticano. Un ordigno esplode nel Palazzo Apostolico e si scatena il caos. Nadia, reporter, si trova in mezzo alla folla urlante quando un uomo di colore con una lunga cicatrice le si avvicina e l’afferra. “Vieni con noi” sussurra. Ma in lui c’è qualcosa di incredibilmente sbagliato: i suoi occhi sono gialli come due monete d’oro e all’improvviso tutto attorno a lei muta e la distruzione dilaga. Un monaco dal saio nero interviene e la riporta alla realtà, le salva la vita, impedisce che venga presa e svanisce, come se non fosse mai esistito. E Nadia comincia a pensare di essere diventata pazza come sua madre, Tessa. Non sa quanto sia lontana dal vero, ma soprattutto non sa cosa sta realmente accadendo a sua madre. Alcuni giorni prima Jerome, lo stesso uomo che l’ha aggredita in Piazza San Pietro, ha fatto visita alla donna nella clinica psichiatrica in cui è ricoverata e le ha donato una statuetta, un’effigie della Divoratrice, perchè se ne prenda cura. Nutrendola con il suo sangue. Ma questo è solo una piccola parte di quello che sta succedendo nel mondo. Inspiegabilmente, decine di esorcisti in tutto il globo perdono la vita non solo officiando esorcismi ma anche semplicemente attraversando la strada. E non può essere un caso: il Male si sta preparando, vuole prendersi la sua rivincita e, per poterlo fare in tranquillità, sta eliminando uno dopo l’altro tutti i Guardiani. E’ quindi a questo che sono destinati i Celati, monaci esorcisti tenuti nascosti dalla Chiesa, di cui il Diacono fa parte? E da dove viene questo frate incappucciato che non ricorda nulla di precedente ai suoi ultimi quattro anni di vita? Il nostro mondo è destinato a finire?

Commenti:

Paura. Ansia. Apprensione. Tutto questo ho provato leggendo questo meraviglioso romanzo che, partendo, da alcuni temi caratteristici del genere horror, si discosta dai soliti cliché creando un racconto mozzafiato ed originale. Tutti gli elementi sono descritti con un estremo realismo che rende maggiormente d’effetto la narrazione e ci aiuta ad immedesimarci in questa dimensione apocalittica. Gli esorcismi e gli orrori perpetrati dai demoni sono descritti con la giusta dovizia di particolari, senza precipitare nello splatter o nel ridicolo: ogni elemento si trova in questo romanzo nella giusta misura, non si può parlare di indemoniati senza mostrare esorcismi esattamente come non c’è bisogno di scrivere tutte le simpatiche parole indirizzate dall’anima perduta al monaco che sta eseguendo il rito.
Il personaggio di primo piano è, come è ovvio, il Diacono, un uomo senza passato che è in grado di “strappare” i demoni da dentro le persone semplicemente ordinandolo loro. Ma i demoni stanno aumentando e soprattutto sono sempre più forti: e così da qualche tempo il Diacono, ogni volta che compie un esorcismo, viene colpito da visioni apocalittiche, immagini che per alcuni istanti si sostituiscono completamente alla realtà trasportandolo in uno scenario di morte. Questo personaggio può apparire, nella prima parte del libro, poco approfondito, ma in realtà c’è un motivo per questo, che ovviamente non mi svelerò. Sicuramente questo aspetto contribuisce a far crescere la nostra curiosità nei suoi confronti che sarà appagata unicamente nella parte finale del volume, quando il nostro “eroe” dovrà scegliere. Ma questo non è l’unico personaggio dal cui punto di vista le vicende ci vengono narrate: ne abbiamo moltissimi che si succedono rapidi consentendoci di  apprendere fatti che, se raccontati da un narratore esterno onnisciente, potrebbero risultare pesanti e macchinosi, mentre con questo espediente la lettura non solo risulta estremamente scorrevole, ma spesso si crea, al termine dei brevi capitoli, quell’hype che dovrebbe caratterizzare, secondo me, ogni buon romanzo.

Tema centrale di questo libro sono i conflitti interiori: praticamente ogni personaggio in cui ci imbattiamo si troverà a dover compiere terribili scelte e sarà difficile capire di chi fidarsi. Padre Valdès, il cardinale Deveraux, Nadia. Tutti si troveranno ad un bivio e non sempre riusciranno a fare la scelta giusta. E’ inquietante vedere come facilmente i demoni riescano a penetrare nella mente umana: basta così poco, una piccola indecisione, una scintilla d’odio, un amore eccessivo ed ecco che vi fanno leva sopra, riducendo l’indemoniato ad un mero guscio che sfruttano a loro piacimento. E tutti loro sono agli ordini della Dea, la Divoratrice, colei che si incarnerà in un corpo mortale e sferrerà l’attacco finale alla Chiesa ed al suo vertice, Papa Giovanni Paolo III. E quando quest’ultimo, già provato dal cancro, cederà, tutto il potere sarà nelle sue mani. Nella Dea si incarnano tutte le passioni, portate all’estremo, è un vero e proprio “diavolo tentatore”, e come è giusto che sia è affascinante e assolutamente irresistibile. Una cattiva in tutto e per tutto: non ci sono tentennamenti nè ripensamenti,lei è il Male.

In conclusione, anche se penso che lo abbiate capito, reputo questo libro davvero un buonissimo prodotto e lo consiglio a tutti coloro che sono incuriositi da questo tipo di trame e che non sono troppo impressionabili. 

Cappuccio,pallone da Basket,tramonto... Fine della Storia.

E pare che con l'ottava stagione sia giunto a termine un altro telefilm "storico", che ha segnato diverse generazioni, tra cui la mia, One Tree Hill.


Questa serie nasce per caso, inizialmente doveva essere un film intitolato Ravens, ma poi i produttori intuirono che un teen-drama sarebbe stato l'ideale, e così fu! Esordì in Italia su Rai 2 nel 2005,era un tardo pomeriggio, ed io avevo letto di questo nuovo telefilm, per cui ero molto impaziente, poco dopo esser cominciato l'episodio, ricordo perfettamente mia madre che esordisce dicendo:"Ma com'è che in questo telefilm sono tutti belli?", e anche se lei si riferiva agli attori (cito Chad Michael Murray, James Lafferty, Sophia Bush), non aveva tutti i torti, era cominciato qualcosa di favoloso. Lo show è ambientato nella fittizia città di Tree Hill in North Carolina e originalmente seguiva le vite di due fratellastri, Lucas Scott (Chad Michael Murray) e Nathan Scott (James Lafferty).

Il loro rapporto evolve da acerrimi nemici a fratelli devoti, e questo, insieme al basket e alle relazioni tira e molla dei due ragazzi con i personaggi femminili, sono gli elementi portanti della serie. Dopo la prima serie i tanti fan iniziarono a chiedersi il perchè di questo titolo, poichè la città era solo Tree Hill, e il creatore Mark Schwahn lo spiegò nell'ultima puntata, quando la madre di Lucas, Karen, gli dice:"C'è una sola ed unica Tree Hill... ed è casa tua. (In originale : "There is only One Tree Hill...and it's your home.)".
Lasciando stare comuni recensioni che potete trovare su qualsiasi sito, vorrei condividere con voi le emozioni che questo telefilm mi ha dato. In ogni personaggio troviamo espressa "un'arte".. Lucas è uno scrittore, Nathan un noto giocatore di basket, Brooke una stilista, Peyton possiede un'etichetta discografica, poichè ama la musica, ecc. Puntata dopo puntata, non può non crescere in voi una forte forza di volontà che vi carica, che vi spinge a dar di più in ciò che fate, perchè lì ragazzi comuni riescono a diventare qualcuno, la sigla stessa dice "I don't wanna be anything other than me", e questo è un "motto" che ho fatto mio,perchè essendo semplicementi se stessi..si possono fare grandi cose! 
Una voce fuori campo (quella di Lucas) cita diverse frasi famose, di libri, poesie o film, che vanno ad incrementare l'importanza di un momento. Ho amato, come molti, questa serie, e anche se le ultime due avevano perso lo "stampo" classico, resterà un cult delle serie tv, imprescindibile! 

There is only One Tree Hill...and it's your home.



Ilaria Covello

sabato 28 maggio 2011

Barcellona-Manchester U.: 3-1, la Champions è di Messi

In trionfo Guardiola. Nel 1° tempo segnano Pedrito e Rooney, nel 2° Lionel e Villa.


"Campeones, campeones": festeggiano a Wembley i tifosi che hanno seuito i blaugrana fino a Londra. E ne hanno tutti i motivi.
Il Barcellona domina la finale di Champions League e pure aveva di fronte uno squadrone come il Manchester United. Ma ancora una volta sir Alex Ferguson, che pure è un mito del clacio non solo inglese, non trova il modo per battere la squadra di Pepp Guardiola che, anche se è molto più giovane del team manager inglese, ormai è un mito anche lui.
Segnano tutti e tre gli attaccanti blaugrana: Pedrito, Messi e Villa.
Il gol inglese è di Rooney. 
 

La quarta Champions del Barcellona

Arriva la quarta Champions League della storia dei catalani e die di queste Coppe sono arrivate con Guardiola in panchina.
A 5 minuti dalla fine entra anche il capitano Puyol, che non ha potuto giocare la finale dal 1° minuto. Ma gli viene ridata subito la sua fascia.
 

Lionel Messi segna ancora in una finale

Lionel Messi segna ancora in una finale di Champions League e riporta in vantaggio, con un grande gol, il Barcellona sul Manchester United a Wembley.
È il 53° quando Messi da fuori area stoppa e tira al volo, con una velocità e una forza incredibli.
Nulla può Van der Saar.
Nei minuti successivi il Barcellona continua ad attaccare e il portiere del Manchester United deve fare miracoli er sventare il terzo gol.
 

 

Al 70° arriva anche il gol di Villa

 
In uno degli interventi difensivi, si infortuna anche Fabio. Al suo posto entra Nani.
Ma, subito dopo il cambio, arriva il terzo gol della suqadra di Guardiola E anche David Villa mette la sua firma su questa finale di Champions che sta prendendo una destinazione catalana: 3-1. 

 

Il primo tempo finisce 1 a 1

Finisce 1 a 1 il primo tempo della tra Barcellona e Manchester United.
Guardiola, a sorpresa, schiera Abidal (operato per un tumore al fegato solo 46 giorni fa) al posto di Puyol, il capitano storico dei blaugrana, che parte dalla panchina.
Il Manchester United ha deciso di non far ragionare gli spagnoli.
Nei minuti iniziali tiene banco il pressing delgi uomini di sir Alex Ferguson. Gli spagnoli provano a riorganizzare la fitta trama dei loro passaggi: 0 a 0 al 10° del primo tempo.
 

Segna Pedrito, pareggia Rooney

Ma il Barcellona si riorganizza e, soprattutto, ritrova Lionel Messi, che al 17° si beve tutta la difesa inglese e serve Pedrito. L'azione non dà frutti.
Comincia a farsi vedere anche David Villa: Van der Saar fa buona guardia. 
E al 27° il Barcellona passa in vantaggio con un gol di Pedrito, che spiazza Van der Saar sul primo palo.
Pedrito ha sempre segnato gol nelle partite decisive.
Ma al 33° gli risponde Rooney, che si fa trovare al posto giusto al momento giusto e segna il gol dell'1 a 1.
La finale resta apertissima.

 

Una finale attesissima a Wembley

Tutto pronto per la partita dell'anno. Barcellona e Manchester United si affronteranno stasera (ore 20,45, Rai Uno, Sky Sport e Mediaset Premium) per la finalissima di Champions League, che designerà la squadra regina del calcio europeo 2011.
La cornice sarà quella del nuovo tempio del calcio, lo stadio di Wembley a Londra.
Sarà anche uno scontro fra due scuole calcistiche: tipica espressione del calcio anglosassone i Red Devils, tutti fantasia e possesso palla i blaugrana. Un confronto che rispecchia anche le personalità dei due tecnici, sir Alex Ferguson e Guardiola, e quella dei due avversari-simbolo, Lionel Messi e Rooney.
A Ferguson sono arrivati, non a caso, anche gli auguri dell'allenatore del Real Madrid, José Mourinho.
Lo Special One farebber qualunque cosa per non vedere un altro trofero nella bacheca di Guardiola. 
 

La rivincita di Roma 2009 

 
Le due squadre si ritrovano in finale a due anni dalla sfida di Roma, che vide il Barcellona imporsi per 2-0. Guardiola e Ferguson. Il Manchester aveva vinto l'anno prima ai rigori contro il Chelsea. Entrambe hanno in bacheca tre coppe, perciò chi vince stacca l'avversaria nella classifica dell'albo d'oro.
 

Barça favorito per gli scommettitori 

 
I bookmakers un'idea abbastanza chiara su come andrà a finire ce l'hanno già: il Barça è dato a 1,95, il Manchester a 3,80.
 

L'ultima di Van der Saar

 
Il match dell'anno avrà un sapore particolare per Van der Saar: il 40enne portiere del Manchester giocherà a Wembley la sua ultima partita, a coronamento di una carriera che l'ha visto due volte campione d'Europa, prima con l'Ajax e tre anni fa proprio con il Manchester. 

Finale Champions 2011: stasera a Wembley arriva Barcellona-Manchester

Ci siamo, i cancelli di Wembley stanno per aprirsi e sta per essere assegnata la Champions League 2011. Nemmeno il vulcano islandese Grimsvotn ha fermato i tifosi del Barcellona e tanto meno quelli del Manchester. Il nuovo Stadio di Wembley, nell'omonimo sobborgo di Londra, è l'impianto che sostituisce lo storico Wembley Stadium, demolito nel 2003. Completato nel 2007 con la spesa record di 757 milioni di sterline, il nuovo è lo stadio più costoso mai costruito.
Può ospitare fino a 90 mila spettatori, tutti con posto a sedere. È il secondo stadio per capienza in tutta Europa dopo il Camp Nou di Barcellona. Fu inaugurato nel 2007 da una partita che vedeva in campo le formazioni Under 21 di Italia e Inghilterra. Finì 3-3 con tripletta del giovane Pazzini. Dopo aver ospitato la finale di FA Cup di quello stesso anno oggi sarà il palcoscenico della finale di Champions League, revival dell'edizione 2009 che vide Barcellona e Manchester Utd affrontarsi all'Olimpico di Roma.Allora vinsero i blaugrana di Guardiola, all'esordio in panchina proprio quell'anno.
Wembley, un nome che evoca piacevoli ricordi alle due formazioni, che infatti vinsero la loro prima Champions League nel vecchio stadio. Allora si chiamava ancora Coppa dei Campioni. Era il 1968 quando il Manchester battè in finale il Benfica di Eusébio. Tra le fila degli inglesi c'erano i miti Bobby Charlton e George Best. Per vedere alzare la coppa dalle grandi orecchie al Barcellona bisogna correre  indietro fino al 1992. A farne le spese la Sampdoria di Roberto Mancini, sconfitta da un gol nei tempi supplementari di Ronald Koeman. Ma questa è un'altra storia.

Ecco le probabili formazioni:

Barcellona (4-3-3)
: Valdez; Dani Alves, Piquè, Pujol, Adriano; Xavi, Iniesta, Busquets; Pedro, Messi, Villa. A disposizione Olazabal, Milito,Abidal, Keita, Mascherano, Afellay, Bojan e Maxwell. All.Guardiola

Manchester
 United (4-4-2): Van der Sar; Evra, Vidic, Ferdinand, Fabio; Carrick, Valencia, Giggs, Nani; Rooney, Hernandez. A.disposizione Kuszczak,  Smalling, Rafael, Park, Scholes, Owen, Berbatov All.Ferguson

venerdì 27 maggio 2011

Finale Champions League 2011: il Barcellona indosserà della scarpe speciali

A poco più di ventiquattro ore dalla finale di Champions League, Wembley è già pronto ad ospitare una delle gare più affascinanti degli ultimi anni. Barcellona e Manchester United, infatti, dopo la sfida di due anni fa all’Olimpico di Roma – dove trionfarono i blaugrana per 2-0 –, si daranno nuovamente battaglia per scrivere il proprio nome per la quarta volta nell’albo d’oro della prestigiosa competizione continentale.
I ragazzi di Ferguson sembrano avere il vantaggio del fattore campo, in quanto è prevista una maggiore affluenza da parte dei supporter dei ‘red devils’ piuttosto che dei sostenitori catalani. Intanto, dalla Spagna, arrivano altre curiosità riguardo i ragazzi di Pep Guardiola. Nei tempi in cui gli sponsor tecnici hanno un grande controllo sui calciatori e sulle squadre, la Nike rende note le calzature con le quali scenderanno in campo i vari Messi, Iniesta, Villa, Puyol, Pedro e Piquè.

Barcellona e Manchester United si giocano la finale della Champions League 2011 a Wembley. Ma quali sono le finali più pazzesche della storia? Eccone cinque, dalla Roma sconfitta in casa nel 1984 al suicidio del Milan a Istanbul.

I volti trasfigurati dalla gioia dei vincitori che mai avrebbero immaginato di trovarsi con la coppa tra le mani contro la disperazione e i rimpianti degli sconfitti che, invece, si sentivano già sul gradino più alto. Sono effetti e controindicazioni di una finale di Champions League da brividi, come probabilmente sarà quella tra Manchester United e Barcellona.
Si può vincere o perdere, ma nel secondo caso entrambe le squadre si augurano di non fare la fine del Milan a Istanbul nel 2005. Avanti 3-0 all'intervallo contro il Liverpool (rete di Maldini dopo 1' e doppietta di Crespo), i rossoneri subiscono un'incredibile rimonta: tre gol in sette minuti e vittoria degli inglesi ai calci di rigore. Gattuso, che giocò quella partita da titolare, di recente, l'ha definito il più grande trauma sportivo della sua vita: "Una roba capace di togliermi il sonno per un anno intero".
Probabilmente le stesse conseguenze hanno colpito il ghanese Samuel Kuffour. Nel 1999 le tv di tutto il mondo lo riprendono mentre non riesce a smettere di piangere in mezzo al Camp Nou di Barcellona. Il suo Bayern Monaco ha appena perso 2-1 la finale con il Manchester United.Entrambe le reti dei red devils (Sheringham e Solskiaer) vengono segnate a tempo scaduto: dal 91' al 93'.
Meno traumatici e molto simili, perché ottenuti contro squadre nettamente favorite, i successi di Borussia Dortmund e Milan. Nel 1997 i tedeschi sconfiggono 3-1 (doppietta di Riedle, Ricken e gol di tacco di Del Piero) la Juventus di Marcello Lippi. I rossoneri fanno ancora meglio quando nel 1994 travolgono per 4-0 il Barcellona delle stelle Romario e Stoichkov.
Nel 1984 la Champions League non esisteva ancora. Si chiamava Coppa dei Campioni ed erano ammesse solo le squadre che avevano vinto il proprio campionato. La Roma arriva in finale e ha l'opportunità di giocarla nello stadio di casa. Contro il Liverpool finisce 1-1. Si va ai rigori: sbagliano Conti e Graziani e la coppa va agli inglesi. Sono trent'anni che intere generazioni di tifosi giallorossi sognano di vendicare quella notte. Chissà se il nuovo presidente sarà in grado di accontentarli.